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Lunedì 19 novembre 2018

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Confartigianato: “Economia illegale in crescita”

La Guida - Confartigianato: “Economia illegale in crescita”

L’associazione di categoria più rappresentativa del comparto artigiano in Granda lancia l’allarme sulla crescita dell’economia sommersa a scapito di quella legale: oltre 12.000 imprese cuneesi soffrono la concorrenza sleale di imprese che non rispettano le regole, in un crescendo di "nero" e illegalità che, in tempi di crisi, rappresenta un colpo fatale per tanti imprenditori che fanno di tutto per rimanere onesti. Ecco la nota diffusa dall’associazione guidata da Domenico Massimino, che punta il dito contro i "furbetti" e che chiede attenzione da parte delle istituzioni.Sono oltre 12 mila le aziende artigiane della provincia di Cuneo che risultano più esposte alla concorrenza “sleale” da parte di imprese non allineate alle regole e millantanti professionalità ed esperienza non acquisite. Il sommerso rappresenta da sempre un grave fenomeno di concorrenza sleale per le imprese regolari. Negli ultimi anni questa minaccia è cresciuta mentre, nello stesso arco di tempo, il lavoro autonomo è diminuito, in quanto sotto pressione a causa della recessione conseguente allo scoppio della crisi del debito sovrano. Il risultato è che, nel triennio 2011-2013, il valore aggiunto dell’economia sommersa e illegale è salito del 2,4% mentre nello stesso periodo il valore dell’economia regolare è sceso del 2,4%. Spacchettando questi dati si comprende come l’aumento del valore aggiunto dell’economia sommersa ed illegale cammini in parallelo al calo del 9,6% del valore aggiunto delle Costruzioni, del 4,6% nel Manifatturiero e dell’1,3% nei Servizi.Una grave minaccia per le imprese regolari e in particolar per quelle operanti nell’artigianato, deriva in particolare dall’abusivismo. Nel 2013 sono 1.049.000 le unità di lavoro equivalente a tempo pieno indipendenti irregolari che, nell’arco di un triennio hanno registrato un aumento dello 0,3% mentre nello stesso arco di tempo imprenditori a lavoratori autonomi regolari sono calati di 275.000 unità, con una caduta del 4,2%.Sulla base di questi andamenti l’incidenza del lavoro non regolare sale al 14,5%, equivalente ad 1 occupato indipendente irregolare ogni 6 indipendenti regolari. Al terzo trimestre 2015, nel nostro Paese sono 330.233 le imprese artigiane – pari ad un quarto (24,2%) dell’artigianato italiano – che subiscono la concorrenza sleale del sommerso.Secondo i dati di Eurobarometro della Commissione europea si stima che in Italia  6.897.000 persone hanno effettuato negli ultimi 12 mesi acquisti di beni e servizi che contengono lavoro irregolare, pari al 13,3% della popolazione di riferimento e di oltre 1,7 punti superiore alla media UE, che si attesta all’ 11,6%.«Il fenomeno della concorrenza sleale – commenta Domenico Massimino, presidente provinciale di Confartigianato – sta creando gravi disagi alle nostre imprese. Veniamo da un lungo periodo di crisi, durante il quale gli artigiani hanno faticato non poco a proseguire la loro attività nel rispetto delle regole. Non è più tollerabile che gli imprenditori corretti si debbano confrontare con chi le normative le elude, danneggiando seriamente il mercato e la sostenibilità e la credibilità della nostra economia. L’illegalità va combattuta con ogni mezzo e su questo tema la nostra Associazione ha da tempo avviato collaborazioni con le forze dell’ordine e messo in opera campagne di sensibilizzazione, affinché venga meglio tutelato il lavoro imprenditoriale onesto e qualificato. Si tratta di una questione di aspetto economico, ma prima ancora  di valore morale, sulla quale il nostro Paese, insieme a tutti noi, deve vigilare con maggiore severità ed attenzione».

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